BON EMMA LAVINIA


Ciclo: 36
Curriculum/Indirizzo: Teoretico
Sede: UPO
Convenzione: MIUR

Tutor: Poma Iolanda

Email: emmalavinia@gmail.com

Progetto: La decostruzione e il dialogo interreligioso. Una nuova prospettiva
Curriculum:

2018: Laurea Triennale in Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova

Tematiche approfondite nel corso degli anni di studio: filosofia del Novecento, in particolare in relazione ai pensieri di Martin Heidegger, Walter Benjamin, Ernst Jünger. Approfondimento delle tematiche del dialogo interculturale e interreligioso con particolare attenzione al pensiero di Raimon Panikkar e alla filosofia indiana.

Titolo della tesi di laurea: Heidegger, l'esistenza e la tecnica.

Voto di laurea: 110 e lode.


Ottobre 2019 - febbraio 2020: Soggiorno di ricerca in Germania alla Stiftung Universität Hildesheim

Le principali linee di ricerca qui approfondite gravitano attorno al pensiero di Schelling, Heidegger, Derrida e del filosofo giapponese contemporaneo Nishida.


2020: Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche presso l'Università degli Studi di Padova

Competenza nello studio della filosofia francese del Novecento, in particolare il pensiero di Jacques Derrida, Maurice Blanchot, Maurice Merleau-Ponty, Gilles Deleuze, Jean-Luc Nancy.

Approfondimento di tematiche legate all'estetica e al dialogo interreligioso, al rapporto tra filosofia e letteratura, filosofia e teologia, quindi nell’ottica di un approccio anche interdisciplinare oltre che teoretico.

Titolo della tesi di laurea (Relatore: prof. M. Ghilardi): La dimensione estetica del differire. Derrida e la questione dell'origine.

Voto di laurea: 110 e lode.


Collaborazioni

- dal 2021: membro del Gruppo di Ricerca Mushin'en 無心円 - A Circle with No Centre: International Research Group on East-West and Intercultural Philosophy

- dal 2020: membro della Redazione della rivista Scenari - Rivista semestrale di filosofia contemporanea, Mimesis Journals

- dal 2020: collaborazione con il Seminario di Dottorato in Estetica presso l'Università degli Studi di Padova


Pubblicazioni:

Fede, dialogo, pluralismo. Raimon Panikkar e l'incontro interreligioso in M. Ghilardi, S. La Mendola (a cura di), Le pratiche del dialogo dialogale. Scritti su Raimon Panikkar, Mimesis, Milano-Udine 2020, pp. 31-45.

Come una favola finì per diventare "mondo vero". Borges e il fatto estetico in A. Cocco, M. Ghilardi (a cura di), La necessità dell'altro. Scritti in onore di Adone Brandalise, Mimesis, Milano-Udine 2019, pp. 77-87.

 


Bacheca:

 

Abstract del progetto

Il proposito di questo studio è quello di dischiudere a nuove prospettive d’indagine e ricerca attorno al tema del dialogo interreligioso a partire da un’inedita lettura incrociata di due esperienze apparentemente distanti e mosse da presupposti difficilmente conciliabili: da un lato, quella decostruttiva avviata da Jacques Derrida e prolungata da studiosi quali Jean-Luc Nancy e François Jullien; dall’altro lato, l’esperienza interreligiosa e interculturale testimoniata dagli scritti di Raimon Panikkar. Per quanto concerne il primo orizzonte d’indagine, se da un lato non mancano certo studi sul rapporto che lega Derrida a prospettive interculturali e interreligiose o alla teologia negativa, la decostruzione come risorsa sia concettuale che pratica così come è stata sfruttata anche da figure come quella di Nancy prima e Jullien poi spalanca possibilità non ancora indagate in chiave interculturale e interreligiosa. La pratica decostruttiva consente infatti di lavorare con le parole, con i concetti propri ad una dimensione linguistica e culturale così rendendo manifesto lo scarto – quello che Jullien chiama écart – che la distingue dalle altre: proprio in quanto movimento all’origine della sfasatura che distingue e così determina le diverse dimensioni linguistiche, religiose, culturali, la différance è una risorsa concettuale in grado di sciogliere alla radice i presupposti di qualsiasi rivendicazione etnocentrica. La decostruzione apre quindi necessariamente il pensiero al suo altro, al suo impensato: è una pratica intrinsecamente traduttiva, ovverosia dialogica. Per saggiare la fecondità dell’approccio decostruttivo lo si vuole far urtare, in conclusione, con le intuizioni di una personalità decisiva nel contesto del dialogo interreligioso contemporaneo quale quella di Raimon Panikkar. Quest’ultimo sviluppa infatti le sue riflessioni a partire da presupposti e dimensioni di significato che nel contesto decostruttivo non giocano un ruolo dirimente o, impiegando una terminologia cara a Jullien, non sono stati impiegati quali risorse, potenziali di pensiero: è il caso, per esempio, della nozione di fede, cruciale nella meditazione panikkariana – per la quale essa costituisce quell’apertura inaggirabile, quel fondo senza fondo al cuore dell’uomo e che “fonda”, senza essere fondamento, la possibilità del dialogo – e che invece proprio Jullien estromette dalle sue riflessioni sul cristianesimo in un testo dal sottotitolo icastico: Risorse del cristianesimo. Ma senza passare per la via della fede. Al di là della distanza che separa i due approcci, la lettura incrociata che questo studio vorrebbe qui proporre mira alla possibilità di sfruttare le differenze per dischiudere nuove vie e strumenti per pensare e praticare il dialogo interreligioso, individuando da un lato alcune linee di forza comuni ad entrambi, dall’altro lato lasciando che lo scarto che li distingue sia un’occasione per problematizzare i nodi e le aporeticità che abitano ciascuna posizione. Si tratta, cioè, di gettare nuova luce sul tema del dialogo attraverso un dialogo: non solo quello tra i fautori della decostruzione e il pensiero di Raimon Panikkar, ma anche quello tra orizzonte filosofico e orizzonte teologico, pensiero ed esperienza, concetto e vita.